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Manifesti pubblicitari: 5 curiosità da sapere

Origini e sviluppi dei manifesti per affissioni

Quando si parla di pubblicità non si può non pensare ai manifesti pubblicitari, uno dei mezzi di comunicazione più antichi, nonché uno degli strumenti di persuasione più efficaci ancora oggi. Vorresti sapere tutto, ma proprio tutto, dei più famosi fogli di carta stampati? Allora non perderti il nostro nuovo approfondimento!

Quando sono nati i manifesti pubblicitari?

La storia dei manifesti per affissioni ha radici lunghe, molto più antiche del marketing per come lo conosciamo oggi. La loro nascita va di pari passo con la rivoluzione industriale che dalla seconda metà dell’Ottocento in poi ha cambiato il volto delle principali città europee. L’aumento demografico e il livello medio di benessere spinge gli industriali alle prime produzioni in serie con la conseguente necessità di attirare l’interesse dei potenziali clienti. Anche i cabaret e i locali notturni di metropoli come Londra e Parigi hanno bisogno di farsi notare e pubblicizzare i fitti calendari di eventi. Gli artisti, gli editori e i tipografi, che hanno appena scoperto la cromolitografia, vengono contagiati dall’aria frizzante e finiscono con il lanciare una moda che dura ancora oggi.

Chi è il padre del manifesto pubblicitario?

Jules Chéret, noto anche come “padre del poster pubblicitario” è una delle figure chiave nella fortunata storia dei manifesti. Entrato nel mondo della stampa a 13 anni, nel corso della vita ha realizzato più di 1000 affissioni dall’alto valore artistico. A lui dobbiamo anche il ribaltamento dei canoni estetici dell’epoca: è stato un pioniere nel dare maggiore importanza alla parte figurativa rispetto ai testi e ha colto al volo la necessità di attirare l'attenzione con immagini che fossero quasi magnetiche. In particolare, amava ritrarre le figure femminili, le cosiddette Chérettes, le prime modelle pubblicitarie della storia.

Keep Calm and Carry On: il manifesto più famoso della Seconda Guerra Mondiale

Calamite, matite, t-shirt, tazze e non solo: lo slogan Keep Calm and Carry On ha conquistato i social e ogni tipo di gadget. Da dove nasce questa famosa scritta? Da un manifesto pubblicitario, naturalmente! La seconda guerra mondiale fu il periodo in assoluto più propizio per l’evoluzione dei manifesti ed è proprio in questo periodo storico che su un manifesto di propaganda commissionato dal governo britannico compare lo slogan Keep Calm and Carry On, per tranquillizzare la popolazione e prepararla ad affrontare con il giusto atteggiamento anni di guerra e difficoltà e giorni bui. Contraddistinto da un font semplice e dalla corona di casa Tudor come marchio di riconoscimento e garanzia anti contraffazione, è arrivato fino ai giorni nostri.

Quando è nata la shockvertising?

A cavallo fra il 1980 e il 1990 il fotografo Oliviero Toscani firma alcuni dei manifesti pubblicitari più memorabili dell’epoca moderna. Il suo stile anticonformista e dissacrante unisce le tematiche sociali alla promozione del brand Benetton che fa parlare di sé in tutto il mondo. È così che ha inizio lo “shockvertising”, la pubblicità scioccante, che fa leva sull’etica dei consumatori e li induce a riflettere.

I manifesti pubblicitari sono ancora importanti?

Le affissioni e la pubblicità out-of-home, quella applicata sui mezzi di trasporto e nei luoghi pubblici, continua ad avere un ruolo importantissimo nell’advertising, nonostante il ruolo dirompente dei social. La differenza principale tra ieri e oggi è che la maggior parte dei manifesti vengono creati con l’utilizzo di moderne e rapide tecniche di stampa. La componente creativa, invece, non manca mai perché è da essa che dipende la capacità di attirare potenziali clienti, fornendo un’informazione professionale, diretta ed efficace.

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